Se non vedrai accreditato l’Assegno di Inclusione nella normale scadenza del 27 febbraio, dovrai fare mea culpa: ecco perché.
L’Assegno di Inclusione è diventata una misura di sostegno fondamentale per milioni di famiglie italiane. Il sussidio, nato dalle ceneri del fallimentare Reddito di Cittadinanza, ha però regole ferree e il rischio di perdere tutto è dietro l’angolo.

Ottenere l’Assegno di inclusione vuol dire rispettare regole stringenti non solo sull’ISEE e sulla composizione del nucleo familiare, ma occorre anche un veritiero riconoscimento i una situazione disagiata in famiglia, cosa che spesso sfuggiva ai controlli per il Reddito di cittadinanza.
Reddito di cittadinanza che ha di fatto fallito la sua missione diventando un aiuto fine a se stesso: un’entrata economica mensile sicuramente utile per milioni di famiglie ma nulla più. L’Assegno di Inclusione, al contrario, arriva alle famiglie che davvero ne hanno bisogno, con un vantaggio in più: chi nella famiglia che lo percepisce è abile al lavoro sarà accompagnato dai Servizi Sociali sin dal primo giorno a cercare un’occupazione. Quindi non solo un aiuto economico mensile che prima o poi finirà, ma la ricerca di un lavoro che si spera sarà per sempre. Ma il rischio di perdere tutto vi seguirà come un’ombra.
Assegno di Inclusione, potresti perdere tutto: ecco perché
Tra gli obblighi previsti dall’Assegno di inclusione c’è l’incontro obbligatorio ogni 90 giorni con i servizi sociali, o in alternativa presso gli istituti di patronato, per aggiornare la propria posizione. Se dimentichi questo passaggio, il rischio è di vedere sospeso il beneficio e, nei casi più gravi, di vederlo revocato.
Per l’Assegno di inclusione è previsto un primo incontro che riguarda tutto il nucleo familiare, obbligo di presentarsi presso i servizi sociali del Comune di residenza entro 120 giorni dalla sottoscrizione del Patto di attivazione digitale, segue poi l’obbligo di aggiornare la propria posizione ogni 90 giorni.

Per non sbagliare, leggiamo insieme il messaggio Inps n. 2132 del 5 giugno 2024: l’obbligo di presentarsi ogni 90 giorni presso i servizi sociali o affini, non è contemplato per i componenti del nucleo familiare di età pari o superiore a 60 anni; quelli con disabilità certificata ai fini Isee e coloro che sono inseriti in percorsi di protezione relativi alla violenza di genere e le donne vittime di violenza, con o senza figli, prese in carico dai centri anti violenza riconosciuti dalle Regioni o dai Servizi sociali. Se vi siete presentati ai Servizi Sociali, il 27 del corrente mese potrete festeggiare un nuovo accredito.