Quanto guadagna una suora? Ma anche un prete o un frate: oltre al sacrificio a Dio, esiste uno stipendio mensile nella Chiesa?
Decidere di consacrare la propria vita a Dio è solitamente frutto di una scelta ragionata, con la
consapevolezza di come questa possa comportare un cambiamento rilevante nella propria quotidianità.
Nel percorso di studi che si intraprende per un lavoro, è il caso di chiamarlo anche così, tanto importante e non privo di ostacoli, si cerca di verificare se davvero si sia pronti ad un passo così importante, che impedisce quasi sempre di costruire una famiglia.
In pochi pensano, forse giustamente, che diventare prete o suora sia assimilabile a un lavoro, ma è naturale
chiedersi se sia possibile percepire una sorta di stipendio, necessario per poter vivere non avendo altre
opportunità di guadagno. Allo stesso tempo è importante chiedersi chi abbia il compito di pagare i servi di Dio che svolgono un ruolo importante per la nostra comunità.
Tante persone sono curiose di sapere come si possano guadagnare da vivere un prete e una
suora, non avendo altre possibilità di sostentamento oltre all’attività clericale. Non c’è uno stipendio fisso,
ma la cifra dipende da vari fattori, che è importante conoscere.
Per quanto riguarda i preti, la loro retribuzione ha un nome ben preciso, quello di “Sostentamento del
clero” ed è pensata per garantire loro una vita dignitosa, senza troppi fronzoli, ma tale da permettere loro
di portare avanti la loro vocazione nel corso del tempo. A definire nel dettaglio l’importo ci pensa la
Conferenza Episcopale Italiana (CEI) ed è pari a 13,12 euro lordi (valore aggiornato al 2024) per ogni punto
assegnato.
E’ quindi il ruolo di ogni sacerdote a consentire di acquisire un punteggio, che può aumentare
con gli anni di servizio. I punti possono aumentare sulla base di alcuni fattori, tra cui si può citare distanza
tra le parrocchie per coloro che operano in Comunità o la possibilità di operare in situazioni di particolare
rischio. E’ possibile comunque fare un esempio per avere un’idea più precisa:
Si parte da 80 punti se il sacerdote è stato ordinato da poco, fino al 2024 questo garantiva 1.049,60
euro lordi; Il punteggio massimo è di 138 punti, 1.810,56 euro lordi mensili, per un vescovo che è vicino alla
pensione. Non è corretto però ritenere questo uno stipendio, è in realtà la cifra massima che deve essere loro garantita a titolo di integrazione, basti pensare a chi percepisce un guadagno insegnando nelle scuole o prestando servizio negli ospedali. Solo se non si riesce a raggiungere quell’importo la CEI avrà la necessità di assicurare la differenza.
Ogni parrocchia assegnata a un sacerdote ha invece il compito di garantirgli l’alloggio, oltre a coprire le
spese previste per alcuni costi fissi, quali ad esempio le bollette. In questo caso l’indennizzo è pari a 100
euro al mese, che non spettano però se si riesce a raggiungere un reddito superiore al tetto Chi ha invece
raggiunto determinati limiti di età o ha problemi di salute che gli impediscono di operare in una parrocchia
entra a far parte della previdenza integrativa, come ogni altro lavoratore, in questo caso avrà diritto un
assegno integrativo di circa 1.400 euro lordi. Un altro aspetto in comune ai lavoratori dipendenti riguarda
la necessità di pagare le tasse per quanto percepito.
Suore e frati fanno parte del clero come i preti, ma non hanno diritto a uno stipendio mensile a differenza loro. E’ anche per questo che molti di loro si rendono disponibili a svolgere un servizio di assistenza presso, scuole, ospedali e orfanotrofi, consapevoli di come possa essere importante il loro supporto quando si è in difficoltà. Il guadagno delle suore varia quindi in base al contratto nazionale previsto per quella categoria.
Per quanto riguarda invece l’ente che ha il compito di erogare l’importo previsto, la situazione non è uguale
per tutti. I religiosi che insegnano riceveranno infatti quanto previsto dalla scuola. Qualora questo fosse più
basso rispetto alla soglia minima di sostegno definita annualmente, sarà l’Istituto centrale per il
sostentamento del clero (Icsc) a intervenire. Non ci sono evidentemente differenze per chi è
esclusivamente un sacerdote e non ricopre altra attività.
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